domenica, 31 dicembre 2006, ore 11:02
Explosions in the sky. Guida all’ascolto.
Raccogli tutte le tue cose. Stacca tutti i telefoni, la luce e il gas. Adesso rilassati, fai un bel respiro.
Stai per cominciare un lungo viaggio, non rivedrai casa per un po’.
Chiuditi tra due cuffie e chiuditi bene gli occhi. Riaprili solo quando sarai davanti a un colore, a un ricordo, a palazzi qualunque che scorrono via da un finestrino, a persone comuni che camminano come se niente fosse. Dentro di te o dentro il vagone di un treno, scegli tu.
Non sarà una passeggiata. Ma avrai queste canzoni accanto, te lo prometto. Ascoltale a poco a poco, come impari a conoscere le persone importanti, senza pretendere che si diano subito a te. Ascoltale una alla volta, volare stanca.
Se avrai il coraggio di lasciarti cadere tra le loro braccia, loro ti ripagheranno sussurrandoti segreti nascosti da oggetti e persone rivisti migliaia di volte, rallenteranno o accelereranno il tuo tempo per mostrarti particolari che guardavi troppo velocemente o troppo lentamente per farti toccare da loro.
Fermati e ascoltale, forse vivrai un momento che riesce a cambiarti, uno di quei momenti che ti piovono dal cielo, in uno di quei momenti in cui il cielo neanche lo vedi. Ascoltale bene: quella che senti non è tristezza, è una sorridente malinconia; non è violenza, è solo la forza del bene.
Forse riuscirai a chiuderai gli occhi su questo mondo e a riaprirli su un altro diverso da questo, dove non esiste la fretta di arrivare perché non esiste il bisogno di una meta. Forse imparerai la bellezza di aspettare e di non cercare la fine di un'attesa.
Se lo farai, forse riuscirai a farlo anche nella vita. Perché questa ha le stesse lunghissime, interminabili, bellissime attese. Prima di mostrarsi, prima di compiersi, prima di rivelarsi. Prima di esplodere nel cielo.
Tuttalavita
martedì, 12 dicembre 2006, ore 10:52
Indovina chi.
È uno scrittore di poche parole
Mentire non può, però inventare vuole
Per convincere gente che non sta ad ascoltare
Un tal che gli dice cosa andare a comprare.
Tuttalavita
sabato, 09 dicembre 2006, ore 19:14
Ciao Alberto.
Sono sempre i migliori ad andarsene per primi. Sarà una frase fatta, eppure oggi non riesco a togliermela dalla testa.
Perché D'aguanno era il migliore. Era il migliore perché nonostante Mediaset, nonostante fosse un romanista fuor d’acqua, nonostante gli anni passati in un mondo spietato, nonostante tutto lui era riuscito a restare umano. Gli altri che fanno il suo lavoro in tv non sono umani. La loro umanità l’hanno persa, l’hanno barattata per arrivare lassù.
Sono imbalsamati nel loro sguardo fisso, automi dalla voce impostata, macchine programmate per riprendere ogni situazione per il collo. Lui no, la sua bontà e la sua diversità gli si leggevano negli occhi, e a vederlo in mezzo a quegli altri faceva quasi tenerezza, lui solo, in mezzo a quegli androidi venuti da un altro pianeta.
Quando l'ho visto, con orgoglio, che dirigeva la trasmissione della domenica su mediaset premium mi sono chiesto come avesse fatto ad arrivare. Come aveva fatto ad arrivare un romano che non aveva mai fatto il milanese, un romanista che non si era mai finto juventino, un giornalista che non aveva mai alzato la voce?
Sempre i giornalisti scrivono di alberi che cadono e mai di foreste che crescono, perché fanno più rumore, perché fanno più notizia. Lui no. Mai una domanda fuori posto, cinica, cattiva o imbarazzante; quelle domande che tirano sempre un po’ più in alto l’audience e che probabilmente i giornalisti devono fare per contratto.
Da questo si capiva che tipo di persona era, perchè non godeva mai a parlare di uno scandalo, di un gossip o del marcio di una situazione. Certo, a volte doveva farlo, perché la sua professione esige anche questo, ma si vedeva che lo faceva senza provare il gusto dello scoop malato, quel gusto che invece leggi negli occhi di tanti che fanno il suo lavoro.
Alberto era così, quando accendevi il televisore e ti entrava in casa stava attendo a non far rumore, come se chiedesse il permesso, per buona educazione. E quando parlava riusciva sempre a tenere con se un sorriso, né troppo grande né troppo piccolo, come si fa quando si è ospiti in casa di qualcuno che non si conosce tanto bene.
Sinceramente non mi darebbe nessun piacere il lutto al braccio domenica, è solo una fascia nera che non ti scalda il cuore e che ti mette altra tristezza negli occhi, come se nei nostri oggi non ce ne fosse già abbastanza.
Mi piacerebbe invece uno striscione grande grande, sopra la curva. Che per una volta in un derby, su quella curva, non ci fosse solo un simbolo, ma anche un messaggio. Uno striscione giallorosso, come le sue cravatte, con una scritta semplice semplice, com’era Alberto. Il mio striscione io l'ho già scritto, te lo lascio qui giù in fondo, che si veda bene anche anche da lassù.
Ciao Alberto, mi resterai nel cuore.
Tuttalavita
mercoledì, 06 dicembre 2006, ore 21:21
Le domande che ti cambiano la giornata.
Ti capita mai di fare qualcosa durante il giorno solo per non rispondere "niente" a chi, la sera, ti chiederà "cosa hai fatto oggi?".
Tuttalavita
lunedì, 04 dicembre 2006, ore 23:22
Copywriter che?
Quanto li capisco i copywriter, quando si lamentano di avere un lavoro che è una parolaccia sconosciuta pure ai familiari, figuriamoci alla gente comune a cui capita di interrogarsi, e di interrogarli, su quello che fanno loro per vivere.
Mi pare di vederli, poverini, che cercano di arrampicarsi su montagne di parole comuni per rispondere a quella che rischia di diventare la domanda più scomoda di tutte. Dev'essere degradante, per chi lavora con le parole, non riuscire a trovare quelle giuste per spiegare proprio il suo lavoro. Roba da farsi venire una crisi professionale.
Li capisco, i copywriter, ma al tempo stesso li invidio. Perché avere una parolaccia sconosciuta al posto del lavoro è molto meglio, esattamente il doppio, che averne due.
Un copywriter freelance
Tuttalavita