giovedì, 30 giugno 2005, ore 20:14

Se non piangete ascoltando “The only moment we were alone” degli Explosion in the sky non avete capito un cazzo.

Se non sorridete guardando una foto di voi bambini non avete capito un cazzo.

Se non vi fermate a testa in su per guardare il cielo quando nevica non avete capito un cazzo.

Se non abbracciate vostra madre quando piange non avete capito un cazzo.

Se non vi ammalate mai di pioggia non avete capito un cazzo.

Se non tremate ogni volta che rivedete il mare non avete capito un cazzo.

Se non lasciate cadere le vostre lacrime quando vi commuovete non avete capito un cazzo. 

Se non appoggiate piano il vostro viso su quello della persona che amate non avete capito un cazzo.

 

Oppure non ho capito un cazzo io.

 

[Original soundtrack: the only moment we were alone: Explosion in the sky.]

Tuttalavita
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mercoledì, 29 giugno 2005, ore 13:10

Non ci provate nemmeno. I “ti amo” e gli “amore” durante il sesso non valgono.
Tuttalavita
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mercoledì, 29 giugno 2005, ore 13:09

Fa molto più male un ciao detto come un addio, che un addio detto come un ciao.
Tuttalavita
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martedì, 28 giugno 2005, ore 11:01

Per tutta la vita ho sognato

di fare un viaggio sopra un foglio.

Scriverci sopra, e rotolarvi dentro.

Guardarci attraverso, e dormirvi a fianco.

E avvicinare l'orecchio, per ascoltarne il pianto.

Tuttalavita
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domenica, 26 giugno 2005, ore 22:24

Il presente perduto.
Com’è diventato difficile restare presenti a se stessi mentre si vive il proprio presente.
Oramai per fare qualcosa vivendola, per restare con lei dall’inizio alla fine riuscendo a non allontanarsi mai, è necessario fare una violenza sul proprio modo normale di vivere le cose. Stare solo con il nostro leggere mentre leggiamo, con il nostro scrivere quando scriviamo o con il nostro viaggiare mentre viaggiamo. Neanche ci proviamo più.
Oramai vedo solo persone che mentre viaggiano al posto di viaggiare parlano, o leggono, o dormono.
Non riescono neanche a parlare, leggere, dormire veramente in un certo senso, perché sono distratti dal loro viaggiare. Si distraggono con una cosa sulla quale a loro volta non riescono a concentrarsi veramente perché distratti dal viaggiare stesso. L’unico atto vivibile di quel momento, il viaggiare, è stato sminuito a distrazione per altri atti invivibili, perché contaminati.
Tutto quello che facciamo è diventato una distrazione da qualcos’altro, e niente viene fatto con noi completamente presenti.
Non riusciamo a stare con il nostro “viaggiare” di quel momento, a sentire la sua serenità o più spesso la sua noia; ma almeno una noia pura, genuina, incontaminata.
Non riusciamo più a starci con la nostra noia, non vogliamo più affrontare la minima ansia. Per non trovarci nelle difficoltà del presente ci rifugiamo in questo limbo, una terra di confine fra tante azioni o pensieri, e finiamo per non viverne nessuno.
Il viaggio è solo un modello di tutte le altre nostre azioni quotidiane.
Guardiamo la televisione mentre mangiamo, ci guardiamo intorno mentre balliamo, controlliamo sul telefono se un amico ci ha chiamato mentre un nostro amico ci sta parlando sul serio, baciamo una donna e pensiamo all’odore di un’altra che non abbiamo vissuto perché distratti da quello di un’altra ancora. Invece di guardare il paesaggio lo filmiamo, per poi ritrovarci a vedere il film e a pensare com’era bello quel paesaggio, ma non capiamo che quella bellezza non l’abbiamo fatta nostra quando era il momento di farlo, cioè quando quel paesaggio lo avevamo davanti ai nostri occhi. E i momenti persi per distrazione non tornano mai, come tutti gli altri d’altronde.
Tutto questo accade anche in questo stesso istante; quando il presente, l’unico spazio vivibile del nostro tempo, scorre come un fiume sotto i nostri piedi, mentre noi ci ostiniamo a guardare lontano sopra la nostra testa.

Tuttalavita
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giovedì, 23 giugno 2005, ore 23:20

Quello che gli uomini non dicono.

Quando le ragazze, le donne, o le signore, non importa che età abbiano, devono incazzarsi con un uomo finiscono sempre lì.
Non importa su cosa verta la discussione. Sia che il diverbio abbia come oggetto gli alimenti dopo il divorzio, un ritardo ad un appuntamento, un resto sbagliato al supermercato, se i protagonisti del litigio sono un uomo e una donna, prima o poi dalla donna la sentirete, quella frase. “Voi uomini ragionate solo col cazzo”.
Se avete assistito o partecipato a situazioni in cui non è stata pronunciata non rallegratevi più di tanto: è stata pensata.
Oramai è diventata qualcosa di più di un luogo comune o di un cliché, è diventata una verità inconfutabile, un fondamento del nostro modo di pensare, un mito da tramandare alle generazioni che verranno. I luoghi comuni oramai sono facilmente individuati e chi ha la sfortuna di pronunciarli viene immediatamente riconosciuto e etichettato come “persona superficiale” ed esposto a pubblico ludibrio.
Quest’idea invece non provoca più reazioni, talmente è radicata nella nostra cultura.
Ebbene si, lo ammetto senza nessun pudore o vergogna, il primo pensiero quando vediamo una bella ragazza che ci passa davanti agli occhi con intere regioni del suo corpo totalmente abbandonate alla mercè dei nostri occhi, devo dire di no, il nostro primo pensiero non è quello di rintracciare il padre e chiedere la sua mano.
Il primo pensiero è invece quello di rintracciare al posto del padre un posto qualsiasi dove poter passare venti minuti di violenta comunione, dopo aver a colpi di voli pindarici e arrampicate di vetrate conquistato il suo consenso.
E questo filo logico può continuare ad libitum, anche all’infinito se vogliamo.
In questo lasso di tempo molto variabile noi uomini abbiamo effettivamente il centro decisionale delle nostre azioni in mezzo alle gambe. Ciò che contesto all’affermazione femminile di cui sopra infatti non è tanto la sua falsità; bensì la sua inesattezza, la sua veridicità solo parziale.
Perché se è vero che con la stragrande maggioranza delle ragazze in questo lasso di tempo noi effettivamente “ragioniamo col cazzo”, è anche vero che ci sono alcune donne, attenzione sono pochissime ma ci sono, per cui questo meccanismo non vale.
Sono le donne di cui ci innamoriamo.
Non ci capita spesso, forse solo due-tre volte nella vita; ma ci innamoriamo anche noi, e forse per la rarità dell’evento ci capita di farlo con una profondità inaudita.
Lo so, posso immaginarlo, dev’essere durissima non rientrare in queste due-tre donne ma nel restante novantanove per cento. Ma questo non dà il diritto di distorcere la realtà dei fatti.
Diciamoci la verità, guardandoci per una volta negli occhi con sincerità: conoscendo un uomo è bene sapere che almeno che non siate capitate per sbaglio in un universo parallelo, la priorità per lui sarà in quel momento portarvi a letto, tutto il resto magari c’è, ma passa in secondo piano.
La consolazione a questa situazione è che col tempo tutto questo può cambiare.
Ogni tanto capita che col tempo la cosa più importante diventi abbracciarvi, guardarvi, raccontarvi.
Ogni tanto capita che la cosa più importante diventi sentire il vostro odore quando siete vicine, riuscire a farvi sorridere o piangere dalla gioia, proteggervi dal resto del mondo e da noi.
Ogni tanto. Se solo siete, un amore della nostra vita.
Tuttalavita
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domenica, 19 giugno 2005, ore 12:27

Il prezzo di ciò che non ha prezzo.

Macchinetta radibarba: 20 euro (Di Salvo)

Boxer neri: 12 euro (Intimissimi)

Pantaloni con kilt: 85 euro (Coemeterium)

Anfibi underground: 180 euro (Drive in)

Gel capelli: 18 euro (negozio per parrucchieri)

Tic Tac: 1 euro (Conad)

Benzina: 10 euro (distributore automatico sotto casa)

Ingresso locale: 5 euro (Alien)

2 Black Russian: 10 euro (al bancone)

Preservativi Easy On da 4: 5 euro (al distributore automatico di piazza Fiume)

Fazzoletti tempo: 1 euro (al Gs)

Amici a cui poter raccontare che non c’hai combinato un cazzo: priceless.
Tuttalavita
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mercoledì, 15 giugno 2005, ore 15:55

Dredg - Matroshka

Ha il sapore di chi ero una volta e ora non sono più e che mi manca fino a morire.

Di quelle passeggiate mano nella mano con mio padre che ricordano solo le mie mani.

Di quei tramonti visti da solo con un tramonto dentro.

Ha il gusto di quel bacio che una volta mi hai dato e che so che non mi ridarai mai più.

Ha il tuo sapore.

E di quei quattro centimetri fra me e te.

Di quel soffitto alto di stelle che guardavano curiose il nostro primo bacio.

E di noi contenti di essere spiati da un pubblico così bello.

Ha l’aspetto di quella ragazza che conoscerò solo per pochi giorni e che mi capirà per tutta una vita.

Ha il suono del pianto del figlio che ho nella mia testa e che rimarrà per sempre chiuso lì dentro.

Di quella canzone che non riesco a ricordare ma che non dimenticherò mai.

Ha il sapore delle cose che non avrò mai e di cui non conoscerò mai il sapore.

E il sapore della morte che questo mi lascia nel cuore.
Tuttalavita
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martedì, 14 giugno 2005, ore 01:40

Scripta volant.

Breve precisazione per quello che riguarda la diffusione di questo indirizzo a persone che mi conoscono.

Il mio esperimento di “doppia personalità virtuale nascosta” è fallito miseramente, principalmente per noia. E poi perché è uno stimolo essere letti, ancor di più lo è essere letti da persone che ti conoscono; e la scrittura ha bisogno di stimoli.

Una volta che sei al mondo non puoi più nasconderti. O meglio, puoi nasconderti, ma non dovresti.

Perché questa fino a prova contraria è l’unica vita che c’è e se non ti fai conoscere dagli altri come veramente sei, non puoi pensare di condividere con loro dei momenti veri, e quindi non puoi pensare di vivere – nel senso più alto del termine.

Non necessariamente credo in tutto quello che ho scritto o scriverò, anche se ci sono alcune cose che ho scritto che forse sono le uniche cose in cui credo veramente.

Ogni riferimento a cose e persone è puramente casuale, anche se molto di quello che c’è qui nasce da cose e persone della mia vita.

Tutto quello che scrivo sono in ogni modo pensieri che mi sono passati in testa, che ho ritenuto abbastanza interessanti da valere revisione, limatura, e condivisione col mondo.

Capita spesso che rilegga quello che ho scritto un secondo prima e che non lo pensi più in quel momento, ma la bellezza del pensiero rimane, quindi vale la pena che rimanga anche il post.

Tutto questo lo dico un po’ per pararmi il culo da eventuali ritorsioni, e un po’ per dire le cose come stanno.
Tuttalavita
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lunedì, 13 giugno 2005, ore 15:02

Una cosa.

C’è una cosa che poche ragazze conoscono, e che tutte le altre non conosceranno mai.
E’ quella cosa bastarda che mi fa innamorare ogni volta che vedo quel ventre dentro una metro, quegli occhi in una strada, o quel colore biondo in una stanza.
Ragazze non vi sprecate a scolpirlo quel ventre, a colorarli quegli occhi, o a schiarirlo quel biondo.
La cosa di cui parlo è un guizzo, un movimento, una conoscenza, che è innata, e nella vostra sterile speranza che non lo fosse vi dico che non si ottiene scolpendo, colorando, o schiarendo.
E’ qualcosa che non puoi non guardare, ma non è bellezza, per cui non puoi non fremere, ma non è sensualità, che non puoi non desiderare, ma non è erotismo.
Se una donna che la porta è stanca, sarà stanca solo in quel modo, se si incazza si incazzerà solo in quel modo, se ti bacerà, lo farà solo in quel modo; e noi daremmo la vita per sapere ogni piccolo gesto della sua vita, essere lì a guardarlo.
Perché ogni suo gesto è quella cosa che diventa fatto, finalmente e miracolosamente visibile agli occhi, per un attimo.
Perché tutto ciò che lei indossa, fa o dice ci parla di lei.
E se qualcun altra cercasse di dire le stesse cose allo stesso modo, sarebbe solo una comica triste, una parodia fastidiosa, una pantomima grottesca.
Sarebbe l’imitazione dell’unica realtà che è rimasta inimitabile.
Perché questa cosa è realtà come tutte le cose reali a cui non si è mai dato un nome perché altrimenti nessuno parlerebbe di altro.
E non c’è verso di fermarla. Ti guarda negli occhi solo un secondo e tu sei fottuto per tutta una vita.
Perché lei si muove, danza e sorride lontana.
E noi stesi qui in terra a guardare in su e ad allungare timidi una mano per provare, almeno per un poco, a farla nostra.
Tuttalavita
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