Qui o si rifà l'Italia o si muore.
Welcome back gente. Oggi non ci sono cazzi parliamo di una cosa seria, mi sono arrivate voci che sto scrivendo di cose troppo frivole (i Migala frivoli?!! Come si permettono!!!!)
Pochi giorni fa, come faccio di solito quando non mi capita sotto mano il giornale gratuito distribuito in metro (sono ebreo ve l’avevo detto?), ho visitato il sito di Repubblica per dare un’occhiata alle notizie più importanti.
Tra un omicidio truculento, l’ennesima love story della modella di turno e i risvolti della nuova –si fa per dire- crisi di governo mi colpisce una notizia: l’Italia perde posizioni (anche) nella graduatoria mondiale delle nazioni con maggiori introiti del turismo.
Italia quindi scavalcata dalla Cina in questa speciale classifica, con un calo di entrate rispetto all’anno precedente di non ricordi quanti milioni di euro –ma ricordo che erano parecchi.
Tanto rumore per nulla? Non credo. Questo, infatti, è solo l’ultimo dei segnali, dopo il drammatico calo del Pil e l’altrettanto preoccupante aumento del debito pubblico, di un paese economicamente malato (ci auguriamo non in modo terminale).
L’articolo parlava anche delle possibili cause del tracollo: pessima qualità dei servizi contro un miglioramento dei servizi delle altre nazioni, cattive infrastrutture, immagine in declino, etc. etc.
A pensarci bene il mio interesse per questo articolo ha sorpreso anche me (lo so sembra un gioco di parole). In un’immaginaria mappa delle personalità, infatti, la mia è posizionata quasi agli antipodi rispetto a quella del tipo sciovinista-nazionalista-osifal’italiaosimuore.
E come se non bastasse da qualche anno a questa parte avevo anche preso la decisione, devo ammettere con grande giovamento per la mia psiche, di starmene beato –si fa per dire- a combattere con i problemi del mio piccolo mondo, badando bene di tenermi alla larga da quelli di quell’altro di mondo, quello grosso.
Questa reazione quindi, viste queste premesse, è forse spropositata; sicuramente inaspettata.
Ma quella stessa reazione, esagerata per i mie valori (o non-valori), quella reazione di vergogna, di impotenza, di preoccupazione, di incredulità, ma soprattutto di rabbia, mi ha ricordato una cosa.
Mi ha ricordato in maniera molto vivida che, volente o nolente, e per quanto io mi sforzi di negarlo, io faccio parte di due insiemi più grandi di me sui quali ho un controllo infinitamente piccolo, ma che influiscono sulla mia vita in maniera infinitamente grande: l’Italia e il mondo.
Ed io odio le cose fuori dal mio controllo che influenzano la mia vita.
Cortazar e il suo piccolo strano mondo.
Dopo quasi due settimane di ingiustificata e ingiustificabile assenza torno a scrivere le mie fatidiche trenta righe.
Dopo lunghi momenti di indecisione ho deciso di recensire l’ultimo libro che mi è capitato di leggere: Storie di cronopios e di fama, di Julio Cortazar.
A spingermi a leggerlo è stata una canzone del gruppo spagnolo dei Migala, che conteneva al suo interno un brano parlato tratto da questo libro appunto. La canzone in questione prende il titolo dal brano stesso: Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio.
Solo dal titolo di questo brano, che si è rivelato fra i più belli di questa raccolta, si può intuire come questo non sia uno scrittore la cui scrittura possa rientrare nei tradizionali canoni della prosa o della poesia.
Se proprio sentiamo uno sfrenato bisogno di ordine, potremmo cercare di collocare la scittura di Cortazar in una sorta di limbo fra queste due terre.
A dirla tutta se sentiamo così profondamente questo bisogno di ordine forse sarebbe meglio che questo libro non lo leggessimo affatto. Cortazar infatti crea in questi brani un mondo a parte, tutto suo, sia per le cose che racconta, sia per come le racconta. Un mondo dove le cose, le persone e le parole obbediscono a leggi totalmente stravaganti e “irrazionali”.
Questa totale mancanza di ordine, di logica, di prevedibilità nell'universo parallelo che ci svela Cortazar potrebbe addirittura uccidere un compulsivo sostenitore del metodo e della coerenza (credetemi ce ne sono parecchi in giro); o perlomeno disturbare fino al midollo una persona “normale” come me, che della sua zona razionale del cervello ha cercato di non abusare mai.
Ma è proprio qui che sta la forza e la meraviglia di questo autore. Leggere alcuni di questi brani richiede uno sforzo, una concentrazione, una resistenza alla stress notevole; tutto questo però viene ampiamente ripagato dalla sensazione che nel momento della lettura la nostra oramai piccola, stretta, angusta, e spenta testa si stia, senza non poco dolore e sforzo, lentamente schiudendo.
Da questa piccola feritoia, che Cortazar ha provveduto ad aprire incidendo a forza il vostro cranio, lo stesso Cortazar provvederà poi a far passare quando meno ve l’aspettate una luce come poche altre ne avete viste, questo grazie alla folgorante bellezza di quattro cinque brani sparsi in modo del tutto casuale all’interno del libro.
A voi decidere se valga la pena mettere in gioco le regole del mondo in cui vivete da una vita per quei brevi momenti di orgasmo spirituale.